Sicurezza economica e riforme per evitare nuove elezioni piene di rischi per le istituzioni
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di Teresio Delfino - 5 marzo 2013

Ad una settimana dal risultato elettorale si delineano con nitidezza le gravi difficoltà che le forze politiche devono affrontare per dare un Governo al Paese. Il Presidente Napolitano ha, con le consuete tempestività e determinazione, richiamato i partiti alle “misure e senso di responsabilità”. Quale che sia la valutazione sui risultati elettorali, il recente passato testimonia che l’attenzione alle sollecitazioni presidenziali è stata praticamente nulla, fatta salva la nascita del Governo Monti. Non c’è motivo di credere che le vecchie forze politiche e il Movimento 5 Stelle diano maggiore affidabilità nelle prossime settimane. Al riguardo, altro discorso potrebbe essere quello relativo alla Coalizione Monti, ad oggi considerata, non solo numericamente, ininfluente.

L’esperienza della Legislatura appena conclusa smentisce ragionamenti solo basati sui numeri. Senza Governo, il Paese non può stare ma si è certi che, a breve, difficilmente si potrà maturare una soluzione adeguata ai gravi problemi del Paese. La sinistra di Bersani ha un corpo di eletti sproporzionato al suo consenso elettorale, la destra di Berlusconi si regge su un quadro programmatico economico-finanziario infarcito di illusioni e di prossime delusioni per i suoi elettori, mentre il Movimento 5 Stelle sembra molto determinato a non concedere alcuna chance al PD e al PDL.

Cosa rimane per superare questa drammatica situazione? La necessità di non riportare il Paese, già fortemente indebolito, sul baratro costringerà tutti, almeno questa è la speranza, ad un programma di stabilità finanziaria e di riforme minime per salvaguardare l’integrità del Paese e per garantire una fase di decantazione profonda, mirata ad aprire la Legislatura, o ad una fase costituente oppure ad un nuovo ricorso alle urne in condizione di sicurezza.

La profondità della richiesta di cambiamento impedirà a chiunque di vivacchiare, per cui o ci sarà un’efficace prova di maturità riformatrice oppure le forze politiche tradizionali subiranno un nuovo “tsunami”. Solo chi saprà interpretare, fin da subito, questa richiesta potrà aspirare a vincere la sfida con Grillo e il Movimento 5 Stelle. Oggi le altre proposte in campo - sinistra PD, destra PDL e anche Centro Scelta Civica - sono chiamate ad una svolta radicale capace di affermare in Italia un vero bipolarismo di stampo europeo che emargini gli estremismi.

Occorre guardare avanti senza nostalgia per un quadro politico che non c’è più, prendendo atto che le richieste che gli italiani avanzano di maggiore equità sociale, di lavoro e di crescita economica sono elementi imprescindibili per una politica credibile.
Chi in questi giorni ha frettolosamente valutato il risultato della Coalizione Monti al di sotto delle aspettative, può avere ragione. Nel breve periodo, tuttavia, non si vede una  proposta più innovativa e responsabile, capace di offrire al Paese una credibile via di uscita dal pantano populista in cui rischia di precipitare.

Come altre volte in passato, si spera che gli attori di questa fase politica sappiano sciogliere, con realismo e buon senso, il groviglio di nodi emerso dalla consultazione popolare, offrendo una risposta alta sia sul piano economico e sociale sia quello di una più qualificata partecipazione democratica alla vita politico-istituzionale del Paese.

 
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