Un conclave aperto per eleggere il nuovo Papa
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di Luca Rolandi - 11 marzo 2013

Si apre il Conclave. Esattamente un mese dopo le clamorose dimissioni di Benedetto XVI, domani ci sarà l’extra omnes. Le dimissioni di papa Ratzinger hanno creato un vulnus all’interno del potere romanocentrico. Nulla è più come prima. L’immagine di una Chiesa divisa da scandali e manovre di potere ha varcato il portone di San Pietro e, se ciò ancora non è ben chiaro ai curiali italiani troppo indaffarati a difendere posizioni, status e un briciolo di potere che si squaglierà come neve al sole ben presto, al contrario è bene evidente a tutti quei porporati e uomini di Chiesa che non hanno frequenza con le stanze segrete d’oltretevere e che vivono e operano la loro carità cristiana lontani migliaia di chilometri da Roma.

Le dimissioni hanno sgretolato regole antiche, messo in discussione burocrazie e leggi non scritte. Hanno ridisegnato, insomma, la mappa di un cristianesimo più vicino all’uomo che non alle banche e ai governi. Ma non basta questo per dire che il Conclave che sta per cominciare chiude un epoca, quella del post-Concilio, che ha avuto nei pontificati di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, i due interpreti maggiori: con grandi slanci profetici e molte crisi e sfide ancora in corso. Significativamente il cardinale e arcivescovo di Lione Barbarin ha detto: “La volta scorsa c’era una figura di spessore, molto superiore di tre o quattro volte al resto dei cardinali. Era un teologo unico. E stiamo parlando di Joseph Ratzinger. Ora non è così. Quindi la scelta deve essere realizzata su uno, due, tre quattro... dodici candidati. Finora non sappiamo proprio nulla, dovremo aspettare almeno i risultati del primo turno”. Non sarà dunque facile per i 115 porporati scegliere il successore di Ratzinger e il santo padre che guiderà la chiesa cattolica nei prossimi anni. Chi sarà dunque il 266° successore di Pietro? Domani nella Sistina blindata, un buon numero di voti - c’è chi parla di 35, chi dice 40 - dovrebbe andare all’arcivescovo di Milano Angelo Scola.

Votato inizialmente da diversi porporati europei e da qualche statunitense, il cardinale ambrosiano potrebbe riportare all’Italia il papato trentacinque anni dopo l’elezione di Giovanni Paolo I. Un altro candidato che dovrebbe coagulare attorno a sé dei consensi è l’arcivescovo di San Paolo Odilo Pedro Scherer, brasiliano con lunga esperienza di curia. Le indiscrezioni della vigilia, ovviamente da prendere col beneficio d’inventario, gli assegnano circa 25 voti. Un terzo candidato che potrebbe risultare segnalato fin dall’inizio è il canadese Marc Ouellet, il Prefetto della Congregazione dei vescovi, sul quale potrebbero convergere dei voti dall’America Latina e dagli Stati Uniti, si pensa circa una dozzina.

Se sarà fumata nera i giorni cruciali saranno mercoledì o giovedì a quel punto potrebbe emergere il terzo ratzingeriano di ferro: il cardinale di Vienna Schonborn, uomo di grandi visioni e profondissima fede, oppure un latino americano o un africano, con l’outsider che sarebbe il Wojtyla del 2013, quel Loius Tagle, filippino che potrebbe cambiare il volto della chiesa in maniera profondissima.

 
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